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12 Ott 2018

L’asseverazione tardiva blocca il sismabonus


L’asseverazione tardiva circa la riduzione di rischio sismico di 1 o di 2 classi non consente di beneficiare della detrazione fiscale per gli interventi antisismici, che a seconda dei casi va dal 70% all’85%, in quanto questo documento deve essere allegato alla Scia e va depositato presso lo sportello unico. Il chiarimento è contenuto nella risposta 31 dell’agenzia delle Entrate dell’11 ottobre 2018.

Il sisma-bonus consente di detrarre dall’Irpef o dall’Ires il 70% (75% per le parti comuni) delle spese sostenute, per le misure antisismiche, da cui derivi una riduzione del rischio sismico di 1 classe (con riduzione di 2 classi, la detrazione è dell’80% o dell’85% per le parti comuni). Il progettista dell’intervento strutturale deve asseverare la classe di rischio dell’edificio precedente l’intervento e quella conseguibile a seguito dell’esecuzione dei lavori progettati. Questa asseverazione va allegata alla Scia da «presentare allo sportello unico competente» prima dell’inizio dei lavori, va depositata presso lo sportello unico e va consegnata in copia al committente, per «l’ottenimento dei benefici fiscali» (articolo 3 del Dm 28 febbraio 2017, n. 58). Se questi tre adempimenti non vengono effettuati nei termini, non è possibile beneficiare del sisma bonus, neanche se il ritardo dipende dall’incertezza circa la spettanza del bonus per la tipologia dei lavori antisismici da farsi. Il caso trattato dalla risposta, infatti, riguarda la demolizione di un edificio e la sua ricostruzione, con medesimo perimetro e medesima volumetria, per il quale era stata presentata la Scia, senza l’asseverazione, nell’agosto 2017, ma solo con risoluzione 34/E/2018 l’agenzia delle Entrate ha chiarito che il sisma bonus può spettare anche per gli interventi consistenti nella demolizione e ricostruzione di edifici adibiti ad abitazioni private o ad attività produttive, sempreché concretizzino un intervento di ristrutturazione edilizia e non un intervento di nuova costruzione.

 

Approfondimento dello Studio De Stefani all’articolo di Luca De Stefani su Il Sole 24 Ore del 12 ottobre 2018

 

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