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12 Lug 2017

Gestione beni sottratti alla mafia, maxi sconto per chi aiuta gli enti


Via libera al credito d’imposta del 65% per le persone fisiche (50% per gli enti o le società di persone o di capitali) sulle erogazioni liberali in denaro a enti del terzo settore, che intendono recuperare immobili pubblici inutilizzati o beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata. La novità è contenuta nell’articolo 81 del Codice del terzo settore. Misura del bonus L’agevolazione consiste nell’assegnazione di un credito d’imposta del 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate dalle persone fisiche e del 50% per quelle effettuate da enti o da società di persone o di capitali a enti del terzo settore, che intendono recuperare immobili pubblici inutilizzati o beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata. Questo credito d’imposta è limitato ad una percentuale del reddito imponibile del contribuente. In particolare, per le persone fisiche e per gli enti non commerciali è riconosciuto nei limiti del 15% del reddito imponibile e per i soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui. Destinatari della donazione I destinatari di queste erogazioni liberali devono essere gli enti del terzo settore, definiti nell’articolo 4 del Codice del terzo settore. Idestinatari possono essere le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società, a patto che siano costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del terzo settore. Non sono enti del terzo settore le amministrazioni pubbliche (articolo 1, comma 2, Dlgs 165/2001), le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, le associazioni di datori di lavoro, nonché gli enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dai suddetti enti. Adempimenti Questi enti del terzo settore, però, devono anche aver presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata e a loro assegnati e utilizzati esclusivamente per lo svolgimento di attività di cui all’articolo 5 del Codice del terzo settore, con modalità non commerciali. Si tratta di una o più attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, come ad esempio gli interventi e le prestazioni sanitarie, l’educazione, l’istruzione e la formazione professionale, la salvaguardia e il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, e altro. Gli enti del terzo settore, beneficiari delle erogazioni liberali, effettuate per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni suddetti, devono comunicare ogni 3 mesi al ministero del Lavoro e delle politiche sociali l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel trimestre di riferimento. Pubblicità online Inoltre, devono dare pubblica comunicazione dell’ammontare delle erogazioni liberali ricevute, oltre che della destinazione e dell’utilizzo delle stesse, tramite il proprio sito web istituzionale, nell’ambito di una pagina dedicata e facilmente individuabile. Queste informazioni, poi, devono essere pubblicate anche in un apposito portale, gestito dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in cui ai soggetti destinatari delle erogazioni liberali sono associate tutte le informazioni relative allo stato di conservazione del bene, gli interventi di ristrutturazione o riqualificazione eventualmente in atto, i fondi pubblici assegnati per l’anno in corso, l’ente responsabile del bene, nonché le informazioni relative alla fruizione, in via prevalente, per l’esercizio delle attività di cui all’articolo 5 del Codice del terzo settore.

TRA INTERVENTI E LIMITAZIONI 01 Misura del bonus Spetta un credito d’imposta del 65% sulle erogazioni liberali in denaro effettuate dalle persone fisiche e del 50% su quelle effettuate da enti o da società di persone o di capitali a enti del terzo settore, che intendono recuperare immobili pubblici inutilizzati o beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata

02 Limitazione Per le persone fisiche e per gli enti non commerciali, questo bonus è riconosciuto nei limiti del 15% del reddito imponibile, mentre per i soggetti titolari di reddito d’impresa è riconosciuto nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui.

03 Utilizzo Il credito d’imposta non potrà essere utilizzato tutto subito, ma dovrà essere ripartito in 3 quote annuali di pari importo. Il suo utilizzo potrà avvenire tramite la compensazione in F24. Inoltre, chi beneficerà del credito d’imposta non dovrà tassarlo, ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap

04 Progetto di recupero Gli enti del terzo settore che ricevono l’erogazione devono aver presentato al ministero del Lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata e a loro assegnati e utilizzati esclusivamente per lo svolgimento di attività di cui all’articolo 5 del Codice del terzo settore, con modalità non commerciali

 

Approfondimento dello Studio De Stefani all’articolo di Luca De Stefani su Il Sole 24 Ore del 12 luglio 2017

 

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